Psicoterapia Breve Strategica dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi

I disturbi ossessivo-compulsivi possono assumere diverse forme, la loro struttura di base è costituita dalla presenza di un dubbio che porta alla messa in atto di comportamenti rassicuranti. Tali reazioni per sedare l’ansia possono consistere in comportamenti concreti o pensieri.

Questi disturbi di fondano su un circolo vizioso fra dubbio e azione rassicurativa, in quanto l’azione riduce l’ansia sul momento ma contemporaneamente tiene vivo il dubbio che ciò che si teme possa accadere o sia accaduto.

Possiamo dire che il “Doc” (disturbo ossessivo compulsivo) sia il problema che meglio esemplifica il modello di intervento della Terapia Breve Strategica, in quanto in questo disturbo il problema consiste in maniera evidente nella Soluzione Tentata dal soggetto.

Se la persona riuscisse ad interrompere le azioni rassicurative sperimenterebbe un’ansia probabilmente intensa ma anche una successiva riduzione del dubbio, in quanto sperimenterebbe concretamente la sua infondatezza: non eseguo “il rituale” e non succede niente, se lo eseguo mi rassicuro, ma coltivo l’idea che se non lo avessi realizzato sarebbe potuto succedere qualcosa.

Nell’ambito della Terapia Breve Strategica dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi sono state elaborate tecniche specifiche, che permettono alla persona di uscire fuori dal circolo vizioso del disturbo. Queste tecniche consistono in manovre psicoterapeutiche complesse che si fondano su logiche non ordinarie, che permettono alla persona di violare gradualmente il comportamento rassicurativo e quindi di sperimentare a livello emotivo l’infondatezza del dubbio.

I Disturbi Ossessivo-Compulsivi sono in genere resistenti sia alle psicoterapie che si basano sull’insight, cioè che lavorano sulla consapevolezza, sia alle terapie farmacologiche, che prevedono nella maggior parte dei casi l’uso di antidepressivi.

Rispetto alle psicoterapie che si basano sull’Insight, la persona è consapevole dell’irrazionalità dei suoi dubbi, ma è bloccata a livello emotivo, per cui l’intervento diventa inefficace se si basa sul “capire”.

Rispetto alle cure farmacologiche, queste possono ridurre i livelli di angoscia, ma evidentemente non possono cambiare i pensieri, il dubbio da cui si origina il disturbo rimane attivo, anche se meno ansiogeno.